Mamme freelance: l’idenizzo di maternità

Mamme freelance: l’idenizzo di maternità

indennizzo-freelance-maternitadi Francesca Amè

Lo so, non volete complicazioni.
Siete incinte, dovete lavorare, organizzare la vostra vita con una pancia in più e di pensare a documenti, faldoni, file e richieste non vi sembra proprio il caso.
Ebbene, qui vale la pena di fare uno sforzo: siete una freelance libera professionista, non una reietta della società e anche a voi tocca un sussidio di indennizzo maternità. Solo che per ottenerlo dovrete impegnarvi parecchio
Come?
Se siete iscritte a un albo professionale, consiglio vivamente di recarvi nello sportello della vostra città e chiedere informazioni. Solitamente si tratta di persone concilianti (sono lì per aiutarvi, no?) e disposte anche a sbrigare qualche pratica “a vostro favore”.
A me è capitato così con l’Inpgi (www.inpgi.it), l’ente che gestisce la previdenza per i giornalisti: ho ancora in agenda segnato nome e cognome dell’impiegata che si è occupata con competenza e celerità della mia pratica. È un’informazione preziosa, da passare a qualche altra mamma free-lance, o da riutilizzare in futuro!

Se non siete iscritte ad alcun albo professionale, bisogna recarsi direttamente all’Inps, armarsi di santa pazienza ed essere concilianti.
Su http://www.inps.it/newportal/default.aspx?itemDir=4797 ci sono preziosissime informazioni circa la documentazione da portare e i requisiti necessari ad ottenere l’indennità maternità: non aspettate a cliccarci sopra durante la trentanovesima settimana di gravidanza, ma organizzatevi per tempo (la regola d’oro torna sempre utile).
Finalmente anche l’Inps ha messo tutta la modulistica on line (cliccare nella sezione modulistica dall’homepage dell’ente): è un grande risparmio di tempo ed energie e potete leggere con calma a casa (magari con le caviglie gonfie a mollo nell’acqua fresca) le burocratiche ma fondamentali questioni che riguardano i vostri soldini…

maternita-lavoro-freelance-casaConsiglio di cominciare ad affrontare la cosa intorno al sesto/settimo mese: per alcuni enti è possibile fare già domanda al sesto mese gestazionale (previo certificato del ginecologo ed ecografie) con il risultato che i contributi arriveranno prima (nei primi mesi di vita del vostro pargolo, quando ne avrete veramente bisogno) e voi vi eviterete un doloroso pellegrinaggio in carrozzina tra un ufficio e l’altro.
(nota bene: nei posti pubblici, specie quelli caratterizzati da estenuanti file, impiegati sbuffanti e zero sedie in sala d’attesa, i bebè sono tollerati per poco, pochissimo tempo. Provare per credere).

Un ultimo consiglio, ma non per questo meno importante: essere concilianti.

Prese come siete tra gli sbalzi umorali e le mille preoccupazioni per il presente e il futuro, evitate di dedicare alla parte burocratica della vostra maternità i giorni più neri: non farà bene né a voi, né alla pancia (e nemmeno al portafogli). Vestitevi bene, truccatevi e sorridete (sempre e comunque): sono atteggiamenti che nei suddetti uffici (sempre quelli caratterizzati da estenuanti file, impiegati sbuffanti, zero sedie in sala d’attesa e zero bebè in giro) pagano sempre.
Se poi vi presentate “armate” di tutti i documenti già pre-compilati e del nominativo dell’impiegata “giusta” cui fare domanda (fondamentale il passaparola: chiedete alle colleghe che ci sono passate prima di voi), siete a metà dell’opera.
Vi ho convinto?

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