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Decreto dignità: cosa cambia per le famiglie?

decreto dignità

La scorsa settimana è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto dignità. Inevitabilmente questo nuovo decreto interessa le figure lavoratrici che ruotano attorno alla famiglia: baby sitter, tate, domestiche e badanti le figure coinvolte. Cosa cambierà?

La settimana scorsa è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale quello che è stato nominato il decreto dignità.  (decreto legge 12 luglio 2018, n.87). Con esso sono entrate in vigore le nuove “disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”. All’interno del decreto sono presenti diverse modifiche alla disciplina dei nuovi contratti di lavoro a termine, che andranno a impattare anche proroghe e rinnovi dei contratti già in corso.

Il decreto si estende anche a tutte quelle figure professionali che ruotano intorno alla famiglia ed è quindi necessario sapere cosa cambia con questa nuova legge, anche se, come sembra probabile, saranno introdotte alcune proroghe come richiesto dalla Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico (Assindatcolf)

Perché questo? Il motivo è semplice.  Il comma 2, art. 3 del citato decreto dignità prevede un aumento dello 0,5% "in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. Questo rincaro si va ad aggiungere a quello dell’1,4% già introdotto dalla legge Fornero, che aveva previsto il suddetto aumento per finanziare la Naspi o indennità di disoccupazione.

Il risultato quindi è che ad ogni rinnovo di un contratto per baby sitter, tate, domestiche e badanti vi sarà un incremento sulla tassazione.

Lo scopo del decreto dignità è proprio quello di stabilizzare i lavoratori garantendo loro maggior sicurezza in termini di durata e persistenza del contratto, tuttavia inevitabili sembrano essere i disagi per le famiglie che per necessità usano saltuariamente queste figure lavorative.

A questo punto è  molto probabile che all'interno del decreto dignità saranno introdotte delle clausole aggiuntive che proteggano le famiglie da ulteriori rincari di natura fiscale. 

Sempre Assindatcolf cita testualmente: "Non avendo previsto l'esclusione del settore domestico, come normalmente avviene per i provvedimenti che introducono incentivi o agevolazioni fiscali, abbiamo chiesto che la disposizione si applichi solo a chi fruisce anche di agevolazioni e non a chi assume personale domestico. Parliamo di famiglie non di imprese, in particolare di donne, che a fronte di un welfare che taglia i servizi, per conciliare tempi di vita e di lavoro sono costrette a rinunciare alla carriera o a farsi carico di costi molto elevati: 16mila euro è quanto spende in un anno una famiglia per assumere una badante a tempo pieno”.

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