L’adolescenza in un paese per vecchi

L’adolescenza in un paese per vecchi

adolescenza-paese-vecchidi Carla Panetta

Mi piace pensare che questo piccolo spazio di confronto con chi ha interesse a consultare questo sito sia dedicato a far pensare, a riflettere, in qualche caso anche ad approfondire ma che, al tempo stesso, sia capace di far esperire emozioni e di provare stati d’animo che mi auguro riescano ad avvicinarci un po’ di più a quella parte di uomini e donne che per convenzione chiamiamo adolescenti.
Inquietudine, fragilità, irrequietezza e a volte persino tormento sono solo alcune delle tante sfaccettature emotive che, più o meno esplicitamente, i ragazzi ci costringono a percepire, il più delle volte lasciandoci inermi e spesso “svuotati” dalla presa di coscienza di non possedere risorse e strumenti adeguati a comprenderli e ad “alleggerirli”.
Voglio quindi dare inizio a questa rubrica proponendovi alcuni passi di un articolo pubblicato qualche giorno fa su un quotidiano italiano, con l’obiettivo di stimolarvi ed emozionarvi, almeno quanto me, cogliendo alcune chiavi di lettura di un periodo della vita tanto meraviglioso quanto complesso e difficile.
Vi lascio quindi alla lettura, aspettando da voi considerazioni, riflessioni, domande e suggerimenti su temi da trattare e problemi da affrontare per aprire con voi un dialogo continuo e, mi auguro, proficuo.

“…abbiamo “adultizzato” o “adulterato” l’adolescenza e “adolescenzizzato” l’età adulta. La vita grida attraverso di noi quello che le spetta di diritto, che ogni età realizzi la tensione che le è propria, senza essere soffocata, saltata, pervertita: adulti che fanno gli adolescenti perché non sono stati adolescenti e dunque non sanno come si fa ad essere adulti; adolescenti disillusi come gli adulti, bruciata la loro capacità somma: creare.
….Che cos’è l’adolescenza? Come ogni rito di passaggio è un venire alla luce. Il bambino viene alla luce e piange. La mamma lo coccola e il bambino scopre, capisce, impara che la vita è essere amati. L’adolescente viene alla luce nuovamente, ma non bastano più la mamma e il papà. Adesso la vita vuole essere autonoma, vuole le chiavi di casa e non vuole orari: vuole spazi e tempi tutti per sé. Non vuole solo essere amata, ma anche amare. Non è più lo spazio e il tempo di papà e mamma, ma lo spazio e il tempo di uno spirito che esplode con il corpo e cerca il proprio tempo e il proprio spazio. Cerca la propria storia. Un bambino racconta la storia di mamma e papà, l’adolescente la sua, la sua unicità da scoprire ed incollarsi addosso.
L’adolescenza, se è veramente qualcosa, è l’entusiasmo di creare. Si è stati creati, anzi pro-creati, e si comincia finalmente a voler creare…Il creare dell’adolescente è spinto da un io che vuole rivelarsi, l’io si separa e si scopre finalmente: solo. Quella solitudine che è croce e delizia dell’adolescente: nessuno lì lo può raggiungere e si espande quel dolce e amaro tormento del volere e non volere essere solo, del volere e non volere essere raggiunto, del volere quella solitudine per ascoltarsi e del volere che qualcuno la raggiunga e non ne faccia sentire il peso schiacciante, magari con un “ti amo”.

…l’adolescente è mutevole e instabile: l’io vuole scaturire, venire alla luce, essere creatore, iniziatore…l’adolescente in questa selva oscura scopre il suo essere individuo, ma ogni venire alla luce si accompagna al pianto. L’adolescente è in conflitto con il mondo perché è in conflitto con se stesso. È nel caos di una vita che vuole emergere finalmente nella sua unicità e totalità, percepisce per la prima volta la grandezza della vita come qualcosa che lo chiama e che la vita vuole donargli, ma la vita penetra in lui tutta insieme e lo confonde, lo getta nel caos. Per questo legge, ascolta musica, con una fame che si perderà nell’età adulta.
…All’adolescente sembra di appartenersi, di trovarsi, di scoprirsi, di uscire dal caos quando lo specchio delle parole e della musica e delle storie rivelano l’io incastrato ancora nelle spire del magico tutto infantile. Ma è proprio questo caos che aspira all’ordine, è proprio questo caos che vuole tutto, perché scopre tutto. Per questo l’adolescenza non è età del piacere, ma dell’eroismo, del dono folle di sé anche autodistruttivo, dell’amore assoluto. Ma un adolescente nutrito di piacere perde il caos e si ordina con le piccole cose che spengono la fame.
Questa è la vera novità degli adolescenti di oggi: gli abbiamo dato tutto e non hanno più fame, si è assopita l’essenza creativa del loro essere adolescenti. Per questo tante dipendenze: sintomi, non cause, di una mancanza di ricerca di quel tutto che è la vita e che si vuole abbracciare creando e creandosi. Si compra la felicità subito e si spegne il desiderio del tutto, che è il caos adolescenziale. Caos benedetto che troppo spesso gli adulti cercano di controllare con l’aridità di una disciplina insensata o con il comodo consumismo, invece di incoraggiare quello slancio verso cose grandi: una vetta da conquistare, un mare da attraversare.
L’adolescente va protetto da se stesso e dal suo caos, al quale spesso soccombe, non soffocandolo, ma incanalando questa forza. Ogni creatore di bellezza lo sa, ogni lavoratore appassionato lo sa, ogni madre lo sa: il caos della vita è creatore, la potenza creatrice è caotica. Non basta controllare il cuore di una centrale nucleare con mura spesse e indistruttibili per evitarne lo scoppio, come purtroppo sappiamo. Perché una centrale non sia pericolosa deve funzionare ed erogare tutta la sua potenza al servizio della vita altrui.”
Fonte – La Stampa 12/04/2011

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