Mondo zero 3

Mondo zero 3

mondo-zero-3Mondo Zero3

Una rivista e un sito per coloro che lavorano nei servizi per l’infanzia (0-3), chiamati, ogni giorno, a progettare, proporre e offrire contesti e occasioni ludiche ai bambini, a relazionarsi con i genitori, a confrontarsi con i colleghi e a riflettere sul proprio lavoro. Raccontarsi sulla rivista o sul sito, leggere le esperienze altrui, trovare supporti teorici e pratici alla propria attività quotidiana, tenersi aggiornati per rinnovarsi con entusiasmo: ecco Mondo Zero3, 32 pagine che, ogni due mesi, insieme al sito, ricco di approfondimenti, accompagnano operatori e genitori per l’intero anno educativo.

pianto-bambinodi Claudia Fedeli

“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.”
Antoine de Saint-Exupéry

Per i bambini piangere è un fatto sano e naturale, basti pensare che il primo segnale di vita di un neonato è proprio il pianto. Un buon pianto indica che una gran parte del sistema fisiologico è intatta e funziona bene: piangere infatti richiede al bambino di mettere in atto una serie di complicate e sofisticate funzioni fisiologiche, che coinvolgono il cervello e i sistemi respiratori, motori e vocali. Ma la funzione del pianto è in primo luogo comunicativa. I bambini piangono per lo stesso motivo per cui gli adulti parlano: per esprimere qualcosa. Inevitabilmente questo comporta che gli adulti si impegnino nel comprendere e interpretare in modo corretto questa comunicazione, e rispondano in maniera contingente. A volte si può essere portati a rinuciare a questo impegno, può accadere infatti che appena si sente piangere un bambino la prima cosa che viene da dire è: “No, perché piangi? Non piangere…”. E’ comprensibile che per i genitori, e più in generale per chi si occupa di bambini piccoli, il pianto rechi angoscia o risuoni come disturbante. Ci si può sentire disarmati perché non si riesce a comprendere il suo significato, che per gli adulti è sintomo di sofferenza fisica o psichica. E’ un suono talmente poco tollerabile che si racconta che sia stato usato come procedura disturbante con i reclusi di Guantanamo. Ma rispondere in modo accogliente al pianto del bambino significa porsi nella prospettiva di andare oltre alle lacrime e interrogarsi sul suo sentire, nel duplice tentativo di dare risposta alla sua comunicazione e di fornire una presenza rassicurante.

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