Voucher lavoro – Cosa sono? Come si utilizzano?

Voucher lavoro – Cosa sono? Come si utilizzano?

In questi giorni si sta parlando molto dei Voucher lavoro, si calcola che nel 2015 vi sia stato un vero e proprio boom di questo prodotto che permette di essere pagati/ pagare con semplicità avendo garantiti i contributi INPS e la copertura INAIL. Quali sono i vantaggi del loro utilizzo? Perchè possono esserci di aiuto? Come si utilizzano? Abbiamo fatto queste domande a Barbara Osca, consulente del lavoro, che ci ha fornito delucidazioni in merito.

VOUCHER : PRO E CONTRO DEL LORO UTILIZZO

Prima di affrontare l’argomento si quali benefici possano portare l’utilizzo dei voucher, è opportuno capire che cosa sono.

È una particolare modalità di prestazione lavorativa la cui finalità è quella di regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto ‘accessorie’, che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate.

Il pagamento avviene attraverso ‘buoni lavoro’ comunemente detti voucher.

Il valore netto di un voucher lavoro da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, è di 7,50 euro e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considera il contratto di riferimento.
Sono garantite la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.

E’ opportuno precisare che lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.), ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione.

Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.

Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.
È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari.

 

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Chi sono i committenti che impiegano prestatori di lavoro accessorio, utilizzando questi Voucher? 

  • famiglie;
  • enti senza fini di lucro;
  • soggetti non imprenditori;
  • imprese familiari;
  • imprenditori agricoli;
  • imprenditori operanti in tutti i settori;
  • committenti pubblici.

Il ricorso ai vaucher lavoro è limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi, come nel caso dell’appalto o della somministrazione. L’utilizzo dei voucher in caso di società appaltatrici di servizi è consentito esclusivamente nel caso dell’attività di stewarding in manifestazioni calcistiche.

Chi sono invece i prestatori che possono utilizzarli?

  • pensionati titolari di trattamento pensionistico in regime obbligatorio;
  • studenti nei periodi di vacanza
    Sono considerati studenti “i giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’Università o istituto scolastico di ogni ordine e grado”. I giovani debbono, comunque, aver compiuto i 16 anni di età e, se minorenni, debbono possedere autorizzazione alla prestazione di lavoro da parte del genitore o di chi esercita la potestà genitoriale. Inoltre, in caso di esposizione dei minori ad attività a rischio (in particolare, nei settori dell’industria e dell’artigianato manifatturiero) va presentato il certificato medico di idoneità al lavoro.
    Per “periodi di vacanza” si intendono (Circolare n. 4 del 3 febbraio 2005 del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali):

a) per “vacanze natalizie” il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio;
b) per “vacanze pasquali” il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo;
c) per “vacanze estive” i giorni compresi dal 1° giugno al 30 settembre;

Gli studenti possono effettuare prestazioni di lavoro accessorio anche il sabato e la domenica in tutti i periodi dell’anno, oltre che nei periodi di vacanza e compatibilmente con gli impegni scolastici. Gli studenti iscritti ad un ciclo regolare di studi universitari possono svolgere lavoro accessorio in qualunque periodo dell’anno.

  • percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito
  • cassintegrati, titolari di indennità di disoccupazione ASpI, disoccupazione speciale per l’edilizia e i lavoratori in mobilità;
  • lavoratori in part-time
  • I titolari di contratti di lavoro a tempo parziale possono svolgere prestazioni lavorative di natura accessoria nell’ambito di qualsiasi settore produttivo, con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale.
  • altre categorie di prestatori inoccupati, titolari di indennità di disoccupazione Mini-ASpI e Mini-ASpI 2012, di disoccupazione speciale per agricoltura, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati.

Attenzione: il ricorso all’istituto del lavoro accessorio non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente (Circolare INPS n. 49/2013).

I prestatori extracomunitari possono svolgere attività di lavoro accessorio se in possesso di un permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di attività lavorativa, compreso quello per studio, o – nei periodi di disoccupazione – se in possesso di un permesso di soggiorno per “attesa occupazione”. Il compenso da lavoro accessorio viene incluso ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, caratterizzandosi per la sua funzione esclusivamente integrativa.
In base a quanto disposto dalla vigente normativa è possibile utilizzare i vaucher lavoro in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori.

Attenzione: Fa eccezione il settore agricolo in cui il lavoro accessorio è ammesso per:

aziende con volume d’affari superiore a 7.000 euro esclusivamente tramite l’utilizzo di specifiche figure di prestatori (pensionati e giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’università) e – per l’anno 2014 – soggetti percettori di misure di sostegno al reddito, per lo svolgimento di attività agricole di carattere stagionale;
aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 euro che possono utilizzare qualsiasi soggetto in qualunque tipologia di lavoro agricolo, anche se non stagionale purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.
L’art. 48 del d.lgs. 81/2015 prevede che i compensi economici fissati per il prestatore quali limite annuo, siano “annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati”.

Ma alla fine quali sono i compensi massimi per i quali è possibile usare questi Voucher?

I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non possono superare per il 2015, 7000 euro netti (9.333 euro lordi) nel corso di un anno civile (si intende per anno civile il periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno), con riferimento alla totalità dei committenti.

Le prestazioni rese nei confronti di imprenditori commerciali e liberi professionisti non possono superare per l’anno 2015, 2.020 € netti (2.693 € lordi) per ciascun committente, fermo restando il limite di 7.000 euro netti, (9.333 euro lordi).

Per prestatori percettori di misure di sostegno al reddito il limite economico è di 3.000 euro complessivi per anno civile, con riferimento alla totalità di committenti, che corrispondono a 4.000 euro lordi.

Controlli INPS sui voucher lavoro

Il Jobs Act ha innalzato da 5mila a 7mila euro il livello di reddito massimo che ogni lavoratore può guadagnare con lo strumento dei voucher, la cui vendita è notevolmente aumentata: lo scorso anno ne sono stati venduti 69,2 milioni (il 70% in più rispetto al 2013).

Vero è che il meccanismo dei buoni lavoro è stato introdotto in Italia dalla Legge Biagi nel 2003 (é iniziato, di fatto, in via sperimentale nel 2008) per favorire l’emersione del lavoro nero in alcune attività; tuttavia, riformato nel 2012, il suo campo di applicazione è stato esteso a molte altre attività e categorie, più ampie che all’estero.

Dalla prospettiva INPS, il fenomeno va monitorato, anche in ragione della circostanza che entro fine anno partiranno i voucher del settore agricolo. Nulla vieta ai datori di lavoro di utilizzare i voucher per sostituire un dipendente con più soggetti pagati, anche stabilmente, con i buoni. Specie ora che con l’intervento normativo si porta a 7mila euro il reddito massimo che il singolo lavoratore può derivare dalle prestazioni occasionali corrisposte in questo modo.

L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale stringerà, pertanto, sui controlli.

Il lato meno buono dei vaucher lavoro

Boom di voucher per il lavoro accessorio, ma le entrate Inps calano e i sindacati puntano il dito contro l’uso improprio dei buoni che nascondo sfruttamento dei precari e lavoro in nero

Partito in sordina, l’uso dei voucher Inps per il pagamento del lavoro accessorio è decisamente decollato. L’anno scorso è stato registrato un boom di richieste: ma non è tutto oro quello che luccica. Inps e sindacati puntano il dito contro il lato meno buono, e più oscuro, dei buoni lavoro e del loro uso improprio.

I voucher Inps infatti sono stati introdotti dalla Riforma Biagi nel 2003 ma il rodaggio è stato lungo e solo negli ultimi tre anni se ne parla con costanza.

Nel 2014 le richieste per l’acquisto di voucher lavoro sono state quasi 70 milioni, come confermano i dati raccolti nell’indagine del Centro Studi Cna su dati Inps. A conti fatti in sei anni il numero di voucher è aumentato di 129 volte.

Sulla carta il voucher Inps è uno strumento per regolarizzare il lavoro accessorio e quindi serve anche a combattere il nero. Ma nel tempo l’uso improprio ha stravolto la ratio dell’uso dei voucher prestando il fianco alla Cgil per una denuncia: “quello che doveva servire per pagare, ad esempio, una serata ad un pizzaiolo o una giornata di lavoro ad un giardiniere, è diventata una sorta di forma di pagamento per lavori fissi”. La prospettiva è simile a quella del fenomeno delle false partite IVA.

Lo sfruttamento del lavoro passa per i voucher

Ogni voucher lavoro ha un valore di 10 euro: di queste 7,5 entrano in tasca nette al lavoratore mentre 2,5 vanno nelle casse dell’Inps sotto forma di contributi. E’ evidente come, vista la natura occasionale della prestazione, la contribuzione versata sia inferiore a quella standard. Ma dalla Cgil attaccano: “ci sono fabbriche in cui i lavoratori a voucher hanno le stesse mansioni degli operai con contratto a tempo indeterminato, a termine o stagionale. Con un ulteriore problema: per i lavoratori a voucher non è prevista alcuna formazione, ad esempio sulle norme di sicurezza”. Non solo: teoricamente un voucher dovrebbe corrispondere ad un’ora di lavoro ma c’è chi con un buono paga un’intera giornata lavorativa. Su questo avviso anche Tito Boeri, Presidente Inps, è stato drastico affermando che “i voucher sono la nuova frontiera del precariato: il loro incremento può significare problemi futuri ed è bene guardare questo fenomeno con grande attenzione”.

Acquistare e attivare i voucher Inps per lavori occasionali non è sufficiente a salvare le imprese da sanzioni

I buoni lavoro, noti anche come voucher Inps, stanno prendendo sempre più campo tra famiglie e aziende che hanno bisogno di assumere personale per lavori del tutto occasionali. Che si abbia bisogno di una badante sostitutiva o di una baby-sitter per una serata, così come di un cameriere aggiuntivo o un acconciatore per far fronte ad un picco di lavoro temporaneo, i voucher emessi dall’Istituto nazionale della previdenza sociale costituiscono un modo apparentemente facile per non cadere nella trappola del lavoro nero e delle sanzioni connesse. Eppure dietro l’uso dei voucher ci sono molte più cose da sapere e da fare di quanto si pensi. L’utilizzo dei voucher è sempre più diffuso tra le nostre aziende e anche in molte famiglie, poiché si possono acquistare semplicemente anche dal tabacchino.

Purtroppo si pensa che il voucher metta tutto a posto, ma non è così. In realtà, acquistare e attivare i voucher Inps per lavori occasionali non è sufficiente a salvare le imprese da eventuali sanzioni. Non sempre infatti ci si può avvalere dei buoni lavoro e, soprattutto, questi non mettono le aziende al riparo dalle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

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Barbara Osca

Consulente del Lavoro

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