Comunicazione : L’importante è comunicare – Parte 2

Comunicazione : L’importante è comunicare – Parte 2

BARBARA PIACENZA : “Una volta chiarita la definizione su cosa sia per me un buon comunicatore e l’abbiamo visto sopra, l’accezione qui diventa essere o no un buon persuasore , cioè riuscire a convincere (non solo con la razionalità delle argomentazioni) qualcun altro.
E’ vero serve avere sotto controllo le proprie emozioni ma soprattutto è importante riuscire a percepire e ad avere sotto controllo gli stati d’animo degli altri: se vogliamo dare un’accezione di tipo psicologico, significa riuscire allearsi con la parte emotiva dell’altro.
Facciamo un esempio, quello che più facilmente viene in mente quando si parla di persuasione e, anche di manipolazione , quello dei politici ; per esempio, è paradossale, dal punto di vista logico, come numerosi personaggi propugnino con vigore, quando non con veemenza, il primato sociale della famiglia , secondo un’accezione molto tradizionale e di tipo cattolico, quando quasi tutti loro sono divorziati e risposati anche più di una volta. E’ chiaro che, dal punto di vista logico-razionale, il discorso non sta in piedi; ma, allora, perché il discorso convince molti?
In queste circostanze accade che il soggetto riesca davvero ad allearsi con la parte più emotiva dell’altro, la meno gestita e riesca a convincere sostenendo concetti che rispondono ai bisogni di chi ascolta ma che non valgono per chi li comunica.
Nel caso della comunicazione politica spesso è permesso affermare principi o stili di vita che la mia azione e il mio comportamento affettivo contraddicono senza che questo sia realmente percepito o che susciti reazioni indignate .
Possiamo affermare che chiunque con un minimo raziocinio dovrebbe farsi delle domande e arrivare a capire la contraddizione tra principi proclamati e comportamenti effettivamente agiti ma questo non accade spesso, specialmente quando chi eroga il messaggio ci sta dicendo cose che vogliamo sentirci dire perché rispondono a nostri bisogni profondi. Ci stiamo facendo ingannare dalla nostra stessa emotività
In politica vengono trasferite soprattutto le illusioni , ci piace che qualcuno ci prometta di realizzare i nostri sogni o i nostri desideri più profondi senza dover pagare alcun prezzo, a dispetto del principio di realtà. . I “bravi” politici riescono ad allearsi con la nostra parte archetipica più profonda per venderci sogni (il puer magicus di yung ). E per questo sono considerati ottimi comunicatori (soprattutto se vincono le elezioni !)
Proviamo a passare a un ambito diverso: quello della comunicazione tra madre e bambino. Posto che io non ho alcuna autorità in materia , visto che non ho figli. , credo che uno dei compiti di una madre sia quello di costruire una relazione di fiducia con il proprio figlio , una relazione che lo accompagnerà tutta la vita e che, per questo, risulta decisamente importante
Nelle prime fasi della vita, la questione non è convincere il bambino, la comunicazione non passa attraverso la razionalità dei contenuti, è il solo canale emotivo che ci mette in relazione. In questo caso il rischio di un’emotività poco gestita è quello di trasferire messaggi contraddittori: “ho voglia di spararti perché sono notti che non dormi e non ce la faccio più, ho i nervi a fior di pelle ma continuo a sorriderti ” . Ai suoi sensi arriva il messaggio “ ti ucciderei ” ma il viso mostra un meraviglioso sorriso a 32 denti.
Il bambino, che è “ tutto senso ”, percepisce, in questo caso, un messaggio del tutto contraddittorio: sente il fastidio e il nervosismo della mamma (e non è una bella sensazione !) e, in contemporanea vede il sorriso che solitamente è associato a momenti positivi e piacevoli. Il risultato è la confusione che, di certo, non lo fa stare bene. Nel caso di un bambino molto piccolo che non ha ancora lo strumento della razionalità nè della comunicazione verbale non capisce ed entra in stallo.
Una mamma ovviamente si deve impegnare a essere tollerante e avere pazienza, ma lei stessa sente come ogni altra persona, tutta una gamma di sensazioni ed emozioni positive e negative associate alla relazione con il suo bambino . Non le si può chiedere di negarle, senza correre il rischio di trasferire messaggi contraddittori che non giovano alla relazione fiduciaria che si sta costruendo . Nei casi più tristi, poi, le emozioni negate posso agire indipendentemente dalla volontà e causare danni molto gravi .

BARBARA PIACENZA “Si nel modo più assoluto! Forse è un mio limite ma sono convinta che le maschere sono siano pesanti da portare, a lungo andare consumano ed è una fatica enorme sostenerle, anche c’è chi riesce a portare la maschera per più tempo perché è più forte.
L’ideale è raggiungere un compromesso , come sempre del resto, posto che non si può essere sempre se stessi , non sempre ce lo possiamo permettere, specialmente nell’ambiente di lavoro
E’ sicuramente meno faticoso essere se stessi e forse anche più produttivo
Oggi sono davvero pochi i lavori che non prevedono una relazione e quindi diventa davvero molto difficile sostenere troppo a lungo una maschera
Inoltre quello che può accadere è che la maschera diventi parte di te, fino a crederci, fino a diventare realmente ciò che vuoi mostrare: è una prospettiva piuttosto triste però può succedere . Facciamo l’esempio del mondo della televisione dove in molti hanno interpreto, anche a telecamere spente, a lungo un ruolo fino a diventare ciò che non sono.
L’importante, comunque, è trovare una propria serenità e un certo equilibrio e se questa “ felicità ” arriva anche grazie ad una maschera non c’è nulla di male, posto che ritengo importante per la propria “ sanità mentale ” aver sempre presente che si tratta di qualcosa di non reale, che si sta recitando un ruolo .”

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